
Glutei che non crescono?
Prima di aggiungere esercizi, capiamo dove va davvero lo stimolo.
Introduzione
Come capire se stai allenando bene i glutei
Molte persone allenano i glutei con hip thrust, squat, affondi, slanci, abduzioni e bridge, ma continuano a dire: “non li sento lavorare” oppure “crescono poco rispetto al resto”.
In questi casi, aggiungere semplicemente altri esercizi non è sempre la soluzione migliore. Prima bisogna capire se il problema riguarda davvero l’attivazione, oppure se dipende da tecnica, setup, ROM, posizione del bacino, scelta degli esercizi, volume o progressione.
Quando una persona non percepisce bene il grande gluteo, può essere utile partire da una valutazione semplice: bridge bipodalico, bridge monopodalico ed estensione d’anca da prono a ginocchio flesso. Questi test aiutano a capire se il problema riguarda controllo motorio, simmetria, percezione del muscolo target o compensi di lombari, femorali e quadricipiti.
Da MOTUS Training Lab, in zona Roma EUR / Tor de’ Cenci, Davide Valerioti lavora su questi aspetti partendo da una valutazione tecnica: non solo “quale esercizio fai per i glutei”, ma come lo esegui, dove arriva lo stimolo e quali muscoli stanno prendendo il posto del gluteo durante il movimento.
Perché i glutei non crescono
Perché i glutei non crescono anche se li alleni
Il fatto che i glutei non crescano non significa automaticamente che tu li stia allenando poco. In molti casi il problema è che lo stimolo non arriva in modo efficace sul muscolo target.
Può succedere per diversi motivi:
| Problema percepito | Possibile causa | Cosa valutare |
|---|---|---|
| Non senti i glutei nell’hip thrust | Setup non adatto o compenso lombare | Posizione piedi, bacino, ROM, chiusura del movimento |
| Senti più quadricipiti che glutei | Spinta troppo dominante di ginocchio | Angolo del ginocchio, appoggio del piede, traiettoria |
| Senti più femorali che glutei | Estensione d’anca poco controllata | Bacino, posizione dei piedi, controllo della fase eccentrica |
| Senti lombari o schiena bassa | Iperestensione lombare | Controllo del bacino e del tronco |
| Un gluteo lavora più dell’altro | Asimmetria o controllo diverso | Bridge monopodalico, varianti unilaterali |
| Fai tanti esercizi ma non migliori | Volume poco produttivo | Tecnica, progressione, recupero |
Il punto è questo: non basta inserire hip thrust, squat e abduzioni nella scheda. Bisogna capire se quegli esercizi stanno davvero producendo tensione utile sul gluteo.
Due persone possono fare lo stesso hip thrust, con lo stesso carico, e ottenere sensazioni completamente diverse. Una può sentire bene il grande gluteo; l’altra può sentire soprattutto lombari, quadricipiti o femorali. L’esercizio è lo stesso, ma lo stimolo non è lo stesso.
Cosa serve davvero per far crescere i glutei
Attivazione dei glutei: utile, ma va capita bene
Il termine “attivazione” viene usato spesso in palestra, ma non sempre in modo corretto.
Quando si parla di attivazione dei glutei, si possono intendere almeno tre cose diverse:
- sentire meglio il gluteo durante un esercizio;
- migliorare il controllo motorio del movimento;
- aumentare temporaneamente l’attività muscolare prima di un esercizio più pesante.
Questi aspetti possono essere utili, ma non devono essere confusi con l’ipertrofia.
Sentire bruciare il gluteo non significa automaticamente farlo crescere di più. Allo stesso modo, un esercizio con alta attivazione elettromiografica non è per forza l’esercizio migliore per costruire massa muscolare nel lungo periodo.
Per far crescere i glutei servono anche:
- tensione meccanica;
- volume adeguato;
- progressione del carico;
- ROM controllato;
- esercizi coerenti con la struttura del soggetto;
- recupero;
- continuità nel tempo.
L’attivazione muscolare ha senso se aiuta la persona a migliorare tecnica, percezione e qualità del movimento. Non deve diventare una serie infinita di esercizi leggeri fatti solo per “sentire bruciare”.

Partiamo dalle basi tecniche
Se i glutei non crescono, è davvero un problema di attivazione?
Non sempre.
A volte la persona non sente bene i glutei, ma il muscolo sta comunque lavorando. Altre volte, invece, la bassa percezione è il segnale di un problema reale: il carico viene distribuito su altri distretti, come lombari, femorali o quadricipiti.
Per questo, la domanda corretta non è solo:
“Senti il gluteo?”
La domanda più utile è:
“Dove va realmente lo stimolo durante l’esercizio?”
Se durante l’hip thrust senti soprattutto la schiena bassa, probabilmente il problema non è solo percettivo. Se durante gli affondi senti sempre quadricipiti e mai glutei, può esserci una questione di traiettoria, passo, inclinazione del busto o controllo del bacino. Se durante il bridge monopodalico un lato lavora bene e l’altro no, potrebbe esserci una differenza di controllo tra i due lati.
A MOTUS, questo tipo di lavoro viene affrontato prima con una valutazione tecnica e poi con una progressione. Non si parte subito dal carico massimo. Si parte dal capire come il soggetto muove l’anca, stabilizza il bacino e percepisce il gluteo nei movimenti più semplici.

L’importanza della valutazione di un Personal Trainer
Come valuto una persona che non sente i glutei
Nel lavoro pratico, prima di correggere una scheda, ha senso osservare cosa succede nei movimenti più semplici. L’obiettivo non è stancare il soggetto, ma capire come recluta il gluteo.

1. Bridge bipodalico
Il bridge bipodalico è uno dei test più semplici per osservare se la persona riesce a estendere l’anca senza compensare troppo con lombari, femorali o quadricipiti.
Non serve solo a “scaldare”. Serve a capire se il soggetto riesce a percepire il grande gluteo in una posizione stabile, simmetrica e poco complessa.
Durante il bridge bipodalico si può osservare:
- se il soggetto sente il gluteo o la schiena bassa;
- se spinge più con i talloni o con l’avampiede;
- se perde il controllo del bacino;
- se arriva in chiusura con iperestensione lombare;
- se percepisce entrambi i lati in modo simile.
Se una persona non sente minimamente i glutei in un esercizio semplice come il bridge, può essere prematuro passare subito a hip thrust pesanti, affondi complessi o carichi elevati.

2. Bridge monopodalico
Il bridge monopodalico aggiunge un elemento importante: il confronto tra lato destro e lato sinistro.
Alcune persone sentono bene il gluteo nel bridge a due gambe, ma lo perdono completamente quando devono lavorare con una gamba sola. Altre, invece, percepiscono meglio il gluteo proprio nel lavoro monopodalico, perché il carico relativo sul lato aumenta.
Questo passaggio è utile perché molti esercizi reali in palestra e nello sport non sono perfettamente simmetrici. Affondi, step-up, split squat, stacco monopodalico e camminata richiedono controllo del bacino e capacità di produrre forza su un lato alla volta.
Nel bridge monopodalico si osserva:
- se un lato è più debole;
- se il bacino ruota;
- se il soggetto compensa con lombari o femorali;
- se riesce a mantenere controllo nella salita e nella discesa;
- se la percezione del gluteo cambia tra destra e sinistra.
Non è un test “diagnostico” in senso clinico. È un test pratico per capire come organizzare meglio il lavoro successivo.
3. Estensione d’anca da prono a ginocchio flesso
L’estensione d’anca da prono con ginocchio flesso è un altro esercizio utile perché riduce parzialmente il contributo dei femorali nella funzione di estensione d’anca e permette di osservare meglio il controllo del grande gluteo.
Anche qui l’obiettivo non è fare fatica. L’obiettivo è capire se il soggetto riesce a estendere l’anca senza compensare con lombari o rotazioni del bacino.
Questo tipo di valutazione aiuta a distinguere meglio:
- difficoltà di percezione;
- compensi lombari;
- differenze tra i lati;
- scarso controllo del bacino;
- incapacità di isolare il movimento d’anca.
Solo dopo questa fase ha senso scegliere quali esercizi inserire e come progredire.

Test ed esercizi correttivi
Dopo i test: esercizi correttivi prima del lavoro pesante
Una volta valutata la risposta del soggetto, si può usare una piccola sequenza di esercizi correttivi. L’obiettivo non è “distruggere” il gluteo prima dell’allenamento, ma migliorare percezione, controllo e qualità del pattern.
La logica è semplice:
prima controllo, poi carico.
Gli esercizi leggeri iniziali possono funzionare come ponte tra valutazione e lavoro pesante. Non servono a sostituire hip thrust, squat o affondi, ma a preparare meglio il soggetto a usarli.
Una sequenza può includere:
| Fase | Obiettivo | Esempi |
| Valutazione | Capire se il gluteo viene percepito | Bridge bipodalico, bridge monopodalico |
| Attivazione leggera | Migliorare controllo e percezione | Bridge controllato, abduzioni leggere, estensione d’anca |
| Integrazione | Portare il controllo in movimenti più complessi | Split squat, step-up, hip hinge |
| Carico progressivo | Costruire ipertrofia e forza | Hip thrust, squat, RDL, affondi |
Questa progressione evita un errore comune: passare direttamente al lavoro pesante senza aver capito se il soggetto sa davvero usare il gluteo.
Come iniziare il lavoro di carico
Perché usare 1–2 serie leggere prima dell’hip thrust
Se una persona non sente i glutei, può essere utile farle eseguire prima 1–2 serie leggere di esercizi mirati, con un range indicativo di 10–15 ripetizioni.
Il punto non è arrivare già stanchi all’hip thrust. Il punto è migliorare attenzione, controllo e percezione del distretto target.
Questa distinzione è fondamentale.
Se l’esercizio di attivazione viene portato troppo vicino al cedimento, può peggiorare la prestazione nell’esercizio principale. Se invece viene dosato bene, può aiutare la persona ad arrivare al lavoro pesante con una migliore consapevolezza del movimento.
In pratica:
| Attivazione utile | Attivazione eccessiva |
| 1–2 serie leggere | Troppe serie prima del lavoro principale |
| 10–15 ripetizioni controllate | Cedimento già negli esercizi preparatori |
| Obiettivo: percezione e tecnica | Obiettivo: bruciore e fatica |
| Migliora il setup | Peggiora la prestazione |
| Prepara al carico | Sottrae energie al carico |
Questo approccio non va presentato come protocollo universale. È una strategia pratica, utile quando la persona ha difficoltà a percepire il gluteo o tende a compensare nei movimenti principali.

Come iniziare con i carichi più pesanti
Poi arriva il lavoro pesante: hip thrust, ma con più qualità
Dopo la parte di valutazione e attivazione, il lavoro più pesante può includere hip thrust, hip thrust monopodalico, squat, affondi, split squat, Romanian deadlift o altre varianti in base al soggetto.
L’hip thrust resta uno degli esercizi più interessanti per il grande gluteo, ma non deve diventare l’unico criterio di lavoro.
Il problema non è scegliere tra hip thrust e squat come se esistesse un vincitore assoluto. Il problema è capire quale esercizio è più adatto al soggetto, all’obiettivo e alla fase del programma.
Per alcune persone l’hip thrust permette di sentire bene il gluteo e caricare in modo progressivo. Per altre, invece, il setup deve essere corretto con attenzione perché il movimento tende a finire su lombari o femorali.
Nel lavoro pratico conviene valutare:
- altezza della panca;
- posizione dei piedi;
- angolo del ginocchio;
- controllo del bacino;
- chiusura del movimento;
- ROM;
- carico usato;
- percezione del gluteo;
- eventuali differenze tra lato destro e sinistro.
Un hip thrust fatto male non diventa efficace solo perché il carico aumenta. Se la persona aumenta i chili ma continua a non sentire il gluteo, probabilmente sta solo diventando più forte nel proprio compenso.

test → attivazione → integrazione → carico progressivo.
Esempio pratico di sequenza MOTUS per chi non sente i glutei

Questa non è una scheda universale. È un esempio di logica applicabile dopo valutazione.
| Fase | Esercizio | Obiettivo |
| Test iniziale | Bridge bipodalico | Valutare percezione e controllo di base |
| Test laterale | Bridge monopodalico | Osservare simmetrie e differenze tra i lati |
| Controllo specifico | Estensione d’anca da prono a ginocchio flesso | Ridurre compensi e osservare il grande gluteo |
| Attivazione leggera | 1–2 serie controllate da 10–15 ripetizioni | Migliorare percezione prima del lavoro pesante |
| Integrazione | Split squat, step-up o affondo controllato | Portare il gluteo in movimenti più complessi |
| Lavoro principale | Hip thrust, squat, RDL o varianti | Costruire forza, ipertrofia e progressione |
Il punto non è fare sempre tutti questi esercizi. Il punto è usare una sequenza intelligente:
test → attivazione → integrazione → carico progressivo.

I consigli di Davide Valerioti: Personal Trainer e Chinesiologo di Motus Training Lab
Errori comuni quando una persona non sente i glutei
1. Aggiungere subito volume
Se non senti i glutei, fare semplicemente più serie può aumentare solo la fatica generale. Prima conviene capire se il problema è tecnico.
Più hip thrust non servono se ogni ripetizione viene compensata da lombari o femorali.
2. Fare attivazione fino a bruciare
Il bruciore non è sempre un indicatore di lavoro utile. Se arrivi stanco all’hip thrust, l’esercizio principale può peggiorare.
L’attivazione deve preparare, non consumare.
3. Copiare esercizi da video online
Due persone possono fare lo stesso esercizio e stimolare il gluteo in modo diverso. Cambiano leve, mobilità, controllo, setup, ROM e capacità di percepire il muscolo target.
Per questo, copiare una sequenza vista online non garantisce lo stesso risultato.
4. Pensare che l’EMG dica tutto
Gli studi EMG sono utili, ma non misurano direttamente la crescita muscolare. Un esercizio può mostrare alta attività del gluteo in certe condizioni, ma questo non significa che sia automaticamente superiore per tutti e in ogni programma.
L’EMG va interpretato insieme a tecnica, progressione, carico, ROM e recupero.
5. Usare troppo carico troppo presto
Se una persona non sente il gluteo nei movimenti semplici, caricare subito hip thrust, affondi o squat può rinforzare i compensi.
Prima bisogna costruire una base tecnica sufficiente. Poi si aumenta il carico.
I consigli di Davide Valerioti: Personal Trainer e Chinesiologo di Motus Training Lab
Conclusione
Se i glutei non crescono o non li senti lavorare, non è detto che la soluzione sia aggiungere altri hip thrust o aumentare subito il volume.
Spesso serve partire da una valutazione più semplice: bridge bipodalico, bridge monopodalico, estensione d’anca da prono a ginocchio flesso e osservazione dei compensi.
Da lì si può costruire una sequenza più intelligente: esercizi correttivi leggeri, 1–2 serie da 10–15 ripetizioni per migliorare attivazione e controllo, e poi esercizi pesanti come hip thrust, stacchi, split squat, affondi e varianti monopodaliche.
L’obiettivo non è solo “sentire bruciare” il gluteo. L’obiettivo è farlo lavorare meglio, caricarlo progressivamente e inserirlo in un programma coerente.
Se sei arrivato fin qui, probabilmente hai già provato ad aggiungere esercizi, aumentare le serie o cambiare scheda. Ma se il gluteo continua a non rispondere, può essere il momento di valutare meglio come stai eseguendo gli esercizi.
Da MOTUS Training Lab, in zona Roma EUR / Tor de’ Cenci, Davide Valerioti, Personal Trainer, Chinesiologo e preparatore atletico, può aiutarti a capire se il problema riguarda attivazione, setup, controllo del bacino, scelta degli esercizi o progressione del carico.
MOTUS Training Lab
Largo Lido Duranti 1, 00128 Roma
Zona EUR / Tor de’ Cenci
WhatsApp: 349 676 3851
Email: info@motustraininglab.com
Davide Valerioti risponde
Le domande più frequenti – FAQ
Perché non sento i glutei durante l’hip thrust?
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Non senti i glutei durante hip thrust, squat o bridge? A Roma EUR MOTUS valuta attivazione, setup, tecnica e progressione.Può dipendere da setup non adatto, posizione dei piedi, eccessiva estensione lombare, ROM poco controllato, carico troppo alto o scarsa percezione del muscolo target. Prima di aumentare il carico conviene valutare tecnica e controllo del bacino.
Se non sento i glutei devo fare più esercizi?
Non necessariamente. Prima conviene valutare tecnica, compensi, posizione del bacino, ROM e capacità di sentire il gluteo in esercizi più semplici. Aggiungere volume senza correggere il problema può solo aumentare la fatica.
Il bridge serve per far crescere i glutei?
Il bridge può essere utile come esercizio di attivazione, controllo e apprendimento. Per l’ipertrofia, però, servono anche carico progressivo, volume sufficiente, esercizi più impegnativi e programmazione.
È meglio hip thrust o squat per i glutei?
Entrambi possono contribuire allo sviluppo del grande gluteo. L’hip thrust è molto specifico per l’estensione d’anca, mentre lo squat coinvolge anche quadricipiti e altri distretti. La scelta dipende dal soggetto, dalla tecnica e dall’obiettivo.
L’attivazione prima dell’allenamento serve davvero?
Può servire se migliora percezione e tecnica senza creare troppa fatica. Non deve diventare un allenamento pesante prima dell’esercizio principale. L’obiettivo è preparare il movimento, non arrivare già stanchi.
Perché sento i lombari invece dei glutei?
Spesso dipende da iperestensione lombare, scarso controllo del bacino, carico eccessivo o setup non adatto. In questi casi è utile ridurre il carico e tornare a esercizi più semplici per migliorare controllo e percezione.
Dove posso fare una valutazione per glutei carenti a Roma EUR?
Puoi rivolgerti a MOTUS Training Lab, in Largo Lido Duranti 1, zona Roma EUR / Tor de’ Cenci. Il lavoro parte da una valutazione tecnica di esercizi, setup, controllo del bacino, attivazione e progressione.
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