
Muscoli che non crescono: quando il problema non è solo la scheda
In breve
Ti alleni con costanza, ma alcuni muscoli non rispondono?
Molte persone che si allenano con i pesi non hanno bisogno semplicemente di una nuova scheda. Hanno bisogno di capire perché alcuni muscoli rispondono poco, perché durante certi esercizi sentono sempre gli stessi distretti e perché, nonostante costanza e carichi progressivi, alcuni punti restano indietro.
Nel bodybuilding, nel fitness e nell’allenamento per l’ipertrofia, i muscoli carenti possono dipendere da più fattori: tecnica esecutiva, scelta degli esercizi, ROM, ordine degli esercizi, volume settimanale, frequenza, capacità di percepire il muscolo target e gestione della progressione.
L’attivazione muscolare può essere utile, ma non va confusa con la crescita muscolare. Sentire un muscolo non significa automaticamente farlo crescere di più. Allo stesso tempo, se un soggetto non riesce mai a percepire un distretto durante gli esercizi principali, può essere utile valutare se esistono compensi tecnici o difficoltà di controllo motorio.
Da MOTUS Training Lab, in zona Roma EUR / Tor de’ Cenci, Davide Valerioti lavora su questi aspetti partendo da una valutazione tecnica del movimento: non solo quale esercizio fai, ma come lo esegui, dove arriva realmente la tensione e quali compensi stanno prendendo il posto del muscolo target.
Perché alcuni muscoli restano carenti anche se mi alleni tanto?
Avere un muscolo carente non significa per forza allenarsi male. In molti casi significa che quel distretto riceve meno stimolo utile rispetto ad altri.
Può succedere perché l’esercizio scelto non è il più adatto alla tua struttura, perché il carico viene “rubato” da muscoli sinergici più dominanti, oppure perché la tecnica esecutiva non porta tensione dove pensi di portarla.
Nel lavoro con i pesi questo problema è molto comune. Alcuni soggetti sviluppano facilmente i quadricipiti ma poco i glutei. Altri sentono sempre i lombari e poco i femorali. Altri ancora fanno rematori, trazioni e lat machine, ma percepiscono soprattutto bicipiti, trapezi o avambracci, mentre il dorso resta difficile da sentire.
Il punto non è trovare l’esercizio magico, ma capire perché quel muscolo non sta ricevendo uno stimolo sufficiente, specifico e progressivo.
La ricerca sull’ipertrofia regionale mostra che la scelta degli esercizi può influenzare dove e quanto cresce un muscolo, anche all’interno dello stesso distretto muscolare. Questo conferma un principio pratico importante: due esercizi apparentemente simili possono produrre stimoli diversi, soprattutto se cambiano angoli articolari, ROM, stabilità, curva di resistenza e capacità del soggetto di controllare il gesto.
Per questo, prima di cambiare scheda, può essere più utile fare una domanda diversa:
Il muscolo è davvero poco allenato, o non sta ricevendo bene lo stimolo durante gli esercizi che già fai?
Muscoli carenti: Quali sono le cause più comuni
Quando un muscolo resta indietro rispetto agli altri, le cause possono essere diverse. Spesso non esiste un unico fattore, ma una combinazione di elementi tecnici, biomeccanici e di programmazione.
| Problema percepito | Possibile causa | Cosa valutare |
|---|---|---|
| Non sento il muscolo target | Dominanza di muscoli sinergici | Tecnica, traiettoria, setup, ROM |
| Il muscolo non cresce | Stimolo insufficiente o mal distribuito | Volume, frequenza, progressione |
| Sento molto bruciore ma non miglioro | Fatica locale poco produttiva | Carico, cedimento, scelta degli esercizi |
| Aumento i carichi ma non il distretto carente | Compensi tecnici | Videoanalisi, controllo motorio, esecuzione |
| Un lato lavora più dell’altro | Asimmetrie o controllo diverso | Varianti unilaterali, stabilità, confronto tra lati |
| Sento articolazioni o muscoli secondari | Setup non adatto o carico eccessivo | Tolleranza articolare, ROM, scelta della variante |
Questa tabella è importante perché aiuta a superare una visione troppo semplice dell’allenamento. Non sempre il problema è “fare poco”. A volte il problema è fare tanto, ma con uno stimolo che non arriva dove dovrebbe.
Attivazione muscolare: utile, ma da non confondere con ipertrofia
Nel linguaggio da palestra si parla spesso di “attivare” un muscolo. Il concetto può essere utile, ma va usato con precisione.
Sentire meglio un muscolo durante un esercizio può aiutare a migliorare controllo, tecnica e connessione con il distretto target. Se una persona non percepisce mai i glutei nell’hip thrust, i femorali nello stacco rumeno o il petto nella panca, può essere sensato inserire esercizi preparatori, correzioni tecniche o varianti più adatte.
Tuttavia, l’attivazione non è automaticamente sinonimo di crescita muscolare.
Un esercizio che “brucia” molto non è per forza quello che produce più ipertrofia. Allo stesso modo, un alto segnale EMG non basta da solo per dire che quell’esercizio farà crescere di più un muscolo nel lungo periodo. L’EMG misura un aspetto dell’attività neuromuscolare, non direttamente la crescita del tessuto.
Per questo, a MOTUS, l’attivazione muscolare viene considerata uno strumento, non il fine del percorso.
Il fine è costruire uno stimolo allenante più efficace attraverso:
- tecnica più precisa;
- ROM controllato;
- scelta corretta degli esercizi;
- progressione dei carichi;
- volume adeguato;
- frequenza sostenibile;
- gestione della fatica;
- monitoraggio dei risultati.
In altre parole: non lavoriamo solo per “sentire” il muscolo, ma per farlo lavorare meglio dentro un programma coerente.

Quando una scheda per massa non basta più
Una scheda per massa generica può funzionare bene per un principiante o per un intermedio iniziale. Nelle prime fasi, molti soggetti migliorano semplicemente perché aumentano la frequenza di allenamento, imparano gli esercizi di base e iniziano a dare uno stimolo sufficiente ai principali gruppi muscolari.
Ma quando una persona si allena da anni, la semplice lista di esercizi spesso non basta più.
In questa fase, il problema non è solo “quanti esercizi ci sono nella scheda”. Il problema diventa più specifico:
- quali muscoli stanno realmente lavorando;
- quali distretti compensano;
- quali esercizi sono più adatti alla struttura del soggetto;
- quanto volume può recuperare;
- quale frequenza permette di mantenere alta la qualità;
- quanto vicino al cedimento si lavora;
- come viene gestita la progressione nel tempo.
Nel bodybuilding naturale e nell’allenamento per l’ipertrofia, la letteratura e la pratica convergono su un punto: per migliorare un distretto indietro serve una programmazione più precisa, non semplicemente più esercizi.
Aggiungere volume può essere utile, ma solo se lo stimolo è ben direzionato. Se invece la tecnica è instabile, il ROM è poco controllato o i muscoli sinergici dominano il movimento, aumentare le serie rischia solo di rinforzare il compenso.
Vuoi approfondire un muscolo specifico?
Se il tuo problema riguarda un distretto preciso, puoi leggere direttamente l’articolo dedicato. In ogni guida analizziamo il problema in modo più specifico: tecnica, compensi, esercizi, progressione e possibili errori di programmazione.
- Glutei che non crescono in palestra: se durante hip thrust, squat, affondi o bridge senti poco i glutei e molto di più lombari, quadricipiti o femorali.
- Femorali che non crescono: se durante stacchi rumeni, leg curl o hip hinge senti poco la parte posteriore della coscia.
- Petto che non cresce: se durante panca, spinte o croci senti soprattutto spalle e tricipiti.
- Non sento i dorsali: se durante lat machine, trazioni, pulley o rematori senti più braccia, trapezi o lombari che schiena.
- Spalle che non crescono: se durante le alzate laterali senti soprattutto collo, trapezio o deltoide anteriore.
Se invece vuoi una lettura veloce sui principali muscoli che più spesso restano carenti o difficili da percepire durante l’allenamento, continua la guida: nei prossimi paragrafi trovi una panoramica generale dei casi più comuni e di cosa conviene valutare prima di cambiare scheda.
Glutei carenti: non sempre serve solo aggiungere hip thrust
Il gluteo è uno dei muscoli più cercati online, ma anche uno dei più fraintesi.
Molte persone aggiungono hip thrust, slanci, abduzioni, squat e affondi senza capire se stanno davvero portando tensione utile sul gluteo o se stanno semplicemente accumulando volume poco produttivo.
Il problema può essere tecnico. Ad esempio, durante l’hip thrust, alcune persone estendono troppo la zona lombare, perdono il controllo del bacino o scelgono una posizione dei piedi che le porta a sentire più quadricipiti o femorali che glutei.

In altri casi il problema è percettivo: il gluteo lavora, ma il soggetto non riesce a percepirlo bene. Questo può rendere difficile correggere l’esecuzione, modulare il carico e capire se l’esercizio sta davvero funzionando.
Per chi si allena a Roma EUR e cerca un lavoro specifico sui glutei, la valutazione dovrebbe partire da alcune domande:
| Domanda | Perché è importante |
|---|---|
| Senti il gluteo nel bridge semplice? | Aiuta a capire il controllo di base dell’estensione d’anca |
| Lo senti in modo simile a destra e sinistra? | Permette di individuare eventuali asimmetrie |
| Durante l’hip thrust senti lombari o quadricipiti? | Può indicare compensi di setup o traiettoria |
| Riesci a mantenere il bacino controllato? | Il controllo del bacino influenza molto lo stimolo |
| Il carico cresce ma il gluteo no? | Potrebbe esserci progressione del carico senza progressione dello stimolo target |
L’hip thrust può essere un esercizio molto utile, ma non deve diventare una risposta automatica per tutti. Conta come viene eseguito, dove viene inserito nella seduta, con quale volume, con quale intensità e in quale progressione.

Femorali carenti: spesso il problema è tecnico, non solo di esercizi
I femorali sono un classico esempio di muscolo difficile da sentire.
Molti eseguono Romanian deadlift, leg curl, stacchi a gambe tese o bridge hamstring, ma percepiscono soprattutto lombari, glutei o polpacci. In questi casi, aggiungere altri esercizi non sempre risolve il problema.
Il punto è che i femorali non fanno una sola cosa. Partecipano alla flessione del ginocchio, come nel leg curl, ma lavorano anche nell’estensione dell’anca, come nello stacco rumeno e negli hip hinge.

Una persona può essere discreta nel leg curl, ma molto meno capace di usare i femorali quando devono lavorare in allungamento, con anca flessa, ginocchio più esteso e bacino da controllare.
Per questo, nel lavoro sui femorali, è utile distinguere:
| Funzione | Esempi di esercizi | Errore comune |
|---|---|---|
| Flessione del ginocchio | Leg curl sdraiato, seduto o in piedi | Pensare che basti per allenare tutto il femorale |
| Estensione dell’anca | Romanian deadlift, stiff-leg deadlift, bridge hamstring | Sentire soprattutto lombari o glutei |
| Controllo eccentrico | Nordic curl, razor curl, RDL controllato | Usare varianti troppo difficili troppo presto |
| Lavoro in allungamento | RDL, stiff-leg deadlift, bridge a ginocchio più esteso | Perdere bacino o piegare troppo le ginocchia |
Per un soggetto avanzato, il punto non è solo “fare femorali”, ma capire quale funzione del femorale è carente e quale esercizio la stimola meglio.

Petto carente: quando senti più spalle e tricipiti
Un altro caso frequente riguarda il petto.
Molte persone fanno panca piana, panca inclinata, chest press, spinte con manubri e croci, ma percepiscono soprattutto spalle e tricipiti. Il pettorale resta il muscolo più difficile da sentire e da caricare.
In questi casi, aumentare subito il volume può essere rischioso. Se il soggetto non controlla bene scapole, torace, traiettoria e ROM, aggiungere serie può significare solo aumentare lo stress su deltoide anteriore, tricipiti e strutture della spalla.
Prima di costruire un focus petto, ha senso valutare:
- posizione delle scapole;
- controllo del torace;
- traiettoria del gomito;
- ROM tollerabile;
- presa nella panca;
- inclinazione della panca;
- rapporto tra volume su petto, spalle e tricipiti;
- eventuali fastidi articolari.
Il petto carente non si risolve sempre facendo più panca. A volte serve prima capire come stai spingendo.
Dorsali carenti: quando tirano più braccia, trapezi e lombari
Chi non sente i dorsali durante lat machine, trazioni, rematori o pulley spesso pensa di dover cambiare presa. In realtà, il problema può essere più ampio.
Nelle tirate verticali, come trazioni e lat machine, contano depressione scapolare, traiettoria del gomito e capacità di non trasformare il movimento in una flessione di gomito dominata dai bicipiti.
Nelle tirate orizzontali, come rematore, T-bar row e pulley, contano invece controllo del tronco, retrazione scapolare, ROM e stabilità della zona lombare.
Per questo, nel lavoro sui dorsali, è utile distinguere tre categorie:
| Categoria | Esempi | Obiettivo |
|---|---|---|
| Tirate verticali | Trazioni, lat machine | Gran dorsale, depressione scapolare, controllo del gomito |
| Tirate orizzontali | Rematore, pulley, T-bar row | Dorso medio, controllo scapolare, stabilità del tronco |
| Tirate diagonali/accessorie | Pulldown, iliac row | Percezione del gran dorsale, traiettoria verso l’anca, ROM controllato |
Se durante ogni tirata senti solo bicipiti, trapezi o avambracci, probabilmente non ti serve solo cambiare esercizio. Serve capire come stai tirando.
Spalle carenti: quando nelle alzate laterali senti collo e trapezio
Le spalle sono un altro distretto in cui il problema non è sempre “fare più serie”.
Molti soggetti, durante le alzate laterali, sentono soprattutto trapezio superiore, collo o deltoide anteriore. Il deltoide laterale, invece, resta difficile da isolare e da caricare.
In questi casi, le variabili tecniche sono decisive:
- carico usato;
- piano di movimento;
- posizione del gomito;
- controllo del collo;
- ritmo della ripetizione;
- eventuale slancio del tronco;
- tolleranza della spalla;
- rapporto tra lavoro diretto su deltoide laterale, deltoide posteriore e deltoide anteriore.
Un errore comune è partire subito con molte serie settimanali. Ma se ogni serie viene eseguita con compenso del trapezio, il volume aggiuntivo può solo rafforzare il problema.
Un focus spalle efficace deve partire dalla qualità del movimento, non dal numero di esercizi.
Cosa valutare prima di cambiare scheda
Prima di scrivere una nuova scheda, ha più senso valutare come la persona si muove sotto carico.
Questo è il punto in cui MOTUS può differenziarsi rispetto al classico approccio “ti preparo una scheda per massa”. Il lavoro non parte dalla lista di esercizi, ma dalla comprensione del problema.
Una valutazione tecnica dovrebbe includere:
| Area da valutare | Cosa osservare |
|---|---|
| Tecnica esecutiva | Setup, traiettoria, controllo, ritmo |
| ROM | Ampiezza utile, compensi, tolleranza articolare |
| Muscoli dominanti | Quali distretti prendono il sopravvento |
| Percezione muscolare | Capacità di sentire il muscolo target |
| Asimmetrie | Differenze tra lato destro e sinistro |
| Volume settimanale | Numero di serie realmente allenanti |
| Frequenza | Distribuzione dello stimolo nella settimana |
| Progressione | Carico, ripetizioni, controllo e qualità |
| Recupero | Fatica locale e globale |
| Esercizi scelti | Coerenza tra obiettivo, struttura e livello |
La frequenza di allenamento e il volume settimanale sono variabili centrali. Allenare un gruppo muscolare più volte a settimana può aiutare a distribuire meglio lo stimolo, mantenere più alta la qualità tecnica e gestire meglio la fatica.
Ma anche qui serve precisione: aumentare frequenza o volume non è automaticamente meglio. Funziona solo se la qualità dello stimolo resta alta.

La differenza tra “fare di più” e “fare meglio”
Quando un muscolo resta carente, la prima reazione è spesso aggiungere esercizi.
Più serie per i glutei.
Più leg curl per i femorali.
Più panca per il petto.
Più lat machine per i dorsali.
Più alzate laterali per le spalle.
A volte può servire. Ma non è sempre la scelta corretta.
Se il problema è tecnico, fare di più significa ripetere più volte lo stesso errore. Se il problema è il ROM, aggiungere volume non risolve la mancanza di controllo. Se il problema è la scelta dell’esercizio, aumentare le serie può solo produrre più fatica su muscoli che già dominano.
Il lavoro sui muscoli carenti richiede una logica diversa:
- capire cosa non sta funzionando;
- ridurre i compensi;
- migliorare il controllo del movimento;
- scegliere esercizi più adatti;
- distribuire meglio volume e frequenza;
- costruire una progressione misurabile;
- monitorare se il distretto carente migliora davvero.
Questa è la differenza tra una scheda generica e un percorso tecnico.
Per chi è indicato un percorso sui muscoli carenti
Un percorso specifico sui muscoli carenti può essere utile se:
- ti alleni già con i pesi da mesi o anni;
- alcuni distretti crescono molto meno di altri;
- durante gli esercizi senti sempre muscoli secondari;
- aumenti i carichi ma non migliori il muscolo target;
- hai glutei, femorali, petto, dorso o spalle indietro;
- copi esercizi online ma non ottieni lo stesso risultato;
- vuoi un lavoro più tecnico rispetto alla classica scheda;
- hai bisogno di capire se il limite è tecnico, percettivo o di programmazione.
Non è un percorso pensato solo per bodybuilder. Può essere utile anche per persone che si allenano in palestra, vogliono migliorare il proprio corpo e hanno capito che il problema non si risolve semplicemente cambiando esercizi ogni mese.
Come funziona il percorso di MOTUS Training Lab a Roma EUR
1. Valutazione iniziale
Si parte da una valutazione tecnica degli esercizi principali e dei distretti carenti. Non si guarda solo quanto carichi, ma come distribuisci il carico.
L’obiettivo è capire se il muscolo target viene realmente stimolato o se altri distretti stanno prendendo il sopravvento.
2. Analisi del muscolo target
Si valuta se il problema riguarda attivazione, tecnica, scelta degli esercizi, volume, frequenza, ROM, progressione o recupero.
Un gluteo carente non si valuta come un petto carente. Un femorale che non lavora negli stacchi richiede una logica diversa rispetto a un dorsale che non si sente nella lat machine.
3. Correzione esecutiva
Si lavora su setup, traiettoria, ROM, ritmo, controllo e percezione del muscolo target.
In questa fase possono essere utili esercizi più semplici, varianti guidate, lavori unilaterali, pause isometriche o riduzione temporanea del carico.
4. Programmazione specifica
Si costruisce una progressione coerente per il gruppo carente: glutei, femorali, quadricipiti, dorsali, pettorali, spalle, braccia o polpacci.
Il volume viene modulato in base al livello del soggetto, alla capacità di recupero e alla qualità tecnica.
5. Monitoraggio
Si controlla se il muscolo target migliora davvero, non solo se aumentano i carichi generali.
Questo è fondamentale: il carico è importante, ma non basta. Se aumenti il peso nella panca ma senti sempre solo spalle e tricipiti, il pettorale potrebbe non ricevere lo stimolo che cerchi.
Muscoli carenti a Roma EUR: quando serve una valutazione tecnica
Se ti alleni con i pesi ma alcuni gruppi muscolari restano indietro, il problema non è sempre la mancanza di impegno o di esercizi. Spesso serve capire meglio come il tuo corpo distribuisce il carico: quali muscoli dominano, quali compensano, quanto ROM riesci a controllare e se la programmazione è davvero coerente con l’obiettivo.
Da MOTUS Training Lab, in zona Roma EUR / Tor de’ Cenci, Davide Valerioti lavora su questi aspetti partendo da una valutazione tecnica: esecuzione degli esercizi, controllo del movimento, percezione del muscolo target, gestione del volume e progressione del carico.
L’obiettivo non è consegnarti una scheda generica, ma costruire un percorso più preciso per capire perché glutei, femorali, pettorali, dorsali, spalle o altri distretti muscolari non stanno rispondendo come dovrebbero.
MOTUS Training Lab
Largo Lido Duranti 1, 00128 Roma
Zona EUR / Tor de’ Cenci
WhatsApp: 349 676 3851
Email: info@motustraininglab.com
Conclusione
Se ti alleni con i pesi e hai uno o più muscoli carenti, il problema non si risolve sempre cambiando scheda o aggiungendo esercizi a caso.
A volte serve una valutazione più precisa: tecnica, ROM, compensi, percezione muscolare, volume, frequenza, progressione e recupero.
Un muscolo può restare indietro non perché non viene allenato, ma perché non riceve uno stimolo abbastanza specifico, progressivo e sostenibile. Per questo l’attivazione muscolare può essere utile, ma solo se inserita dentro un percorso più ampio.
A Roma EUR, MOTUS può diventare un punto di riferimento per chi vuole un lavoro più tecnico sull’ipertrofia: non solo allenarsi di più, ma capire come far lavorare meglio il muscolo che deve crescere.
FAQ
Cosa sono i muscoli carenti nel bodybuilding?
I muscoli carenti sono gruppi muscolari che, rispetto al resto del corpo, crescono meno o risultano meno sviluppati. Possono dipendere da genetica, tecnica esecutiva, scelta degli esercizi, volume insufficiente, scarso controllo motorio, recupero inadeguato o programmazione poco specifica.
L’attivazione muscolare serve davvero?
Sì, può essere utile per migliorare controllo e percezione del muscolo target. Tuttavia, non deve essere confusa con l’ipertrofia. Sentire un muscolo non significa automaticamente farlo crescere di più. La crescita richiede anche tensione meccanica, volume adeguato, progressione e recupero.
Se non sento i glutei durante gli esercizi cosa devo fare?
Prima di aggiungere altri esercizi, conviene valutare setup, ROM, posizione del bacino, controllo del tronco e scelta delle varianti. In alcuni casi, piccole modifiche tecniche cambiano molto lo stimolo.
Perché sento sempre i lombari negli stacchi rumeni?
Può dipendere da controllo insufficiente del bacino, ROM eccessivo, carico troppo alto, scarsa gestione dell’hip hinge o poca capacità di mantenere tensione sui femorali. In questi casi può essere utile ridurre il carico e lavorare prima sulla qualità del movimento.
Perché durante la panca sento più spalle e tricipiti che petto?
Spesso dipende da setup instabile, scapole poco controllate, traiettoria non adatta, gomiti troppo aperti, carico eccessivo o dominanza del deltoide anteriore. Prima di aumentare il volume sul petto conviene valutare tecnica e tolleranza della spalla.
Perché non sento i dorsali nella lat machine?
Può dipendere da bicipiti troppo dominanti, scapole non depresse, ROM incompleto, carico troppo alto o traiettoria del gomito poco efficace. Non sempre basta cambiare presa: spesso serve migliorare il controllo scapolare e la qualità della tirata.
Un personal trainer può aiutare sui muscoli carenti?
Sì, soprattutto se lavora con valutazione tecnica, programmazione e progressione. Per soggetti già allenati, la differenza spesso non è “fare una scheda”, ma capire cosa limita davvero il muscolo target.
Dove posso fare una valutazione tecnica per muscoli carenti a Roma EUR?
Puoi rivolgerti a MOTUS Training Lab, in Largo Lido Duranti 1, zona Roma EUR / Tor de’ Cenci. Il lavoro parte da una valutazione tecnica del movimento, dell’esecuzione degli esercizi e della programmazione.
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